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FORMAZIONE - SUPPORTO ALLE IMPRESE

Le piccole e medie imprese - e per certi versi anche le grandi imprese - appaiono ampiamente inconsapevoli dei valori economici attuali e prospettici correlati a un corretto sfruttamento della proprietà intellettuale. A ciò si lega la scarsa conoscenza, da parte delle imprese, degli strumenti che l'ordinamento giuridico mette loro a disposizione per proteggere gli assets intangibili.

L'assenza di conoscenza quindi è il primo problema da affrontare in maniera sistematica per poter contrastare in maniera efficace la contraffazione.

  • Il Consiglio Nazionale Anticontraffazione ritiene quindi che il nostro ordinamento debba proporre una politica e degli strumenti non solo informativi, ma anche formativi, rivolti in primo luogo agli utenti primari dei beni di proprietà intellettuale in senso lato: le imprese.

Svariate iniziative sono state realizzate in passato per sensibilizzare le imprese circa l'importanza della proprietà intellettuale. Numerose sono tuttora le occasioni di formazione create per far conoscere alle imprese gli strumenti di tutela.

Si tratta di iniziative lodevoli che vanno tuttavia attualizzate in funzione dei nuovi oneri competitivi. Gli interventi formativi devono quindi essere tali da consentire alle imprese di integrare la valorizzazione della proprietà intellettuale nella cultura aziendale e nelle starategie di sviluppo e rafforzamento della competitività.

Il modello che si propone dovrebbe prevedere varie fasi:

  1. la prima diretta a proporre e presentare “analisi auto-diagnostiche” alle imprese utilizzando il circuito delle Camere di Commercio: durante tali occasioni di presentazione dovrebbe essere consegnato uno strumento di autovalutazione per le imprese, che potrebbe essere compilato anche on-line, diretto a far emergere presenze o assenze di beni intangibili e di sistemi di protezione; 
  2. una fase successiva dovrebbe permettere la messa a disposizione delle imprese che lo richiedano di una visita specifica diretta a rilevare più in dettaglio le carenze di protezione o le opportunità di migliore tutela dei beni intangibili; 
  3. un’ulteriore fase dovrebbe prevedere la messa a punto di strumenti di formazione anche a distanza diretti a dotare gli imprenditori di strumenti gestionali che permettano loro di interloquire al meglio con le istituzioni e i consulenti preposti alla valorizzazione e difesa dei diritti di proprietà intellettuale; 
  4. infine, mettere a disposizione delle imprese che si siano cimentate in questo percorso di crescita gestionale in tema di proprietà intellettuale la possibilità di accedere a contributi speciali per la tutela anche giudiziaria nei casi di contraffazione esemplari particolarmente significativi.

Si ritiene in tal modo di poter stimolare una nuova e più intelligente forma di attenzione da parte degli imprenditori verso quella che dovrebbe essere un'ambizione naturale di ciascuna impresa: generare valore utilizzando il cervello e non solo le braccia.

Tale programma potrebbe essere utilmente sviluppato nell'arco di 12 mesi e potrebbe vedere coinvolte, oltre le istituzioni normalmente preposte (UIBM e Camere di Commercio), risorse professionali specializzate nel settore proprietà intellettuale appositamente selezionate al fine di veicolare un messaggio “gestionale” e non semplicemente normativo idoneo a poter essere compreso al meglio da un imprenditore.

La materia della proprietà industriale costituisce peraltro sempre più spesso parte integrante dei programmi di MBA e formazione post laurea.

Prova ne sia il corso ICE IDEACINA, con quattro edizioni ormai compiute, che ha offerto alle imprese italiane la disponibilità di ben 50 specialisti in proprietà industriale con particolare focus sulla Cina.

  • Nell’ottica di contribuire ad un crescita culturale delle nuove generazioni di utenti dei diritti di proprietà industriale e intellettuale è oltremodo importante prevedere che tutte le facoltà economiche e scientifiche inseriscano nei corsi universitari di base (fase triennale) un momento di formazione concreta sulle opportunità date da una corretta gestione dei diritti intangibili.

Su questa scia, alcune università scientifiche (Università di Milano Bicocca, facoltà di Biotecnologie, ad esempio) hanno previsto da anni come materia fondamentale quella della “Proprietà industriale” per i corsi di base della “triennale” e in alcune facoltà nella fase “specialistica”.

Tali esperienza vanno estese a tutte le università scientifiche ed economiche italiane.

Le due iniziative di intervento formativo sopra descritte (di base alle imprese e superiore nel contesto universitario) dovrebbero permettere la diffusione di un funzione aziendale che ad oggi rappresenta in Italia un rarità: la figura dell’IP MANAGER.

Questo ha un ruolo di interrelazione necessaria con alcune funzioni aziendali:

  1. le funzioni Marketing e Ricerca e Sviluppo nella fare preliminare e di attuazione di qualsiasi progetto innovativo (sia che riguardi il lancio di un nuovo brand o design o di una nuova tecnologia); 
  2. con l’area legale nella fase di scelta dei vari mezzi di protezione da adottare (depositi di brevetti, registrazioni di marchi e design), nelle negoziazioni attive o passive di licenze di sfruttamento, per giungere necessariamente alla gestione dei contenziosi attivi / passivi correlati a titoli di Proprietà Intellettuale e Industriale.
    Tale funzione, se implementata correttamente con formazione specialistica e dotata degli opportuni poteri, potrebbe ottimizzare al meglio le opportunità competitive dell’impresa.

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