ENFORCEMENT

Il termine "enforcement" si riferisce all'applicazione delle leggi che mirano a disciplinare e tutelare i diritti di proprietà intellettuale e reprimere le violazioni degli stessi.

Il riferimento è al quadro normativo e all'assetto istituzionale (ai vari livelli legislativi e di governance: nazionale, comunitario, internazionale) volto a tutelare i diritti di proprietà intellettuale e a combattere la contraffazione, e l'attenzione va rivolta alla valutazione dell'efficacia di tali leggi e ai risultati ottenuti dai soggetti preposti alla loro applicazione.

Per una visione dettagliata del quadro normativo e istituzionale che definisce il perimetro dell’azione di enforcement nel nostro Paese si rinvia al “Rapporto sulle dimensioni e le caratteristiche della contraffazione” realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Censis.

Per quanto riguarda l'Europa, sul piano istituzionale, la promozione dell’enforcement spetta all’Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, mentre sul piano legislativo, strumento per la promozione dell’enforcement è la direttiva 2004/48/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, recepita nel nostro ordinamento con il Decreto Legislativo 16 marzo 2006, n.140.

Il quadro normativo italiano è considerato dai diversi interlocutori del CNAC sufficientemente adeguato sia sotto il profilo civile che sotto il profilo penale. Le modifiche e le nuove norme proposte dal Consiglio Nazionale sono imposte dalle evoluzioni del mercato e dei sistemi di produzione.

In primo luogo, in ottemperanza ai due regolamenti comunitari in materia di Marchi e di Modelli e Disegni, i quali raccomandano la designazione di un numero il più possibile ridotto di Corti specializzate aventi competenza su azioni relative a titoli comunitari, sarebbe opportuno concentrare le controversie in tema di proprietà industriale e intellettuale in un numero inferiore di Tribunali, ciò anche al fine di garantire al meglio l’uniformità di indirizzo della giurisprudenza specializzata.

Una accentuazione della specializzazione dei magistrati delle Corti competenti in materia di proprietà industriale ed intellettuale si persegue anche adottando misure idonee ad evitare che i meccanismi che presiedono alla rotazione degli incarichi dei giudici vengano applicati senza tenere conto del patrimonio di conoscenze sviluppato da ciascun magistrato.

Occorre poi procedere alla designazione di un parallelo numero di sezioni specializzate anche in sede penale con la designazione di magistrati inquirenti e giudicanti con specializzazione in tema di proprietà industriale e intellettuale: tale iniziativa non ha ad oggi precedenti nel contesto comunitario e costituirebbe un primato di eccellenza. 

  • Il Consiglio Nazionale ritiene strategica la proposta di ridurre il numero delle Sezioni Specializzate in Proprietà Industriale in seno ai Tribunali delle Imprese con competenza esclusiva in tutte le ipotesi di concorrenza sleale ed applicazione anche ad esse delle disposizioni processuali del Codice della Proprietà Industriale, e di procedere alla parallela designazione di un egual numero di Sezioni Specializzate in sede penale.

Queste iniziative, e le altre che verranno via via messe a fuoco in futuro, debbono essere attentamente meditate ed esaminate in ogni loro possibile ricaduta sul piano del diritto nazionale e comunitario. Di qui la necessità che una materia cruciale come l’Enforcement sia sottratta a misure episodiche e frutto di un approccio non coordinato. Ogni modifica legislativa che possa avere significative ricadute sulla concreta tutela dei diritti di proprietà intellettuale dovrebbe pertanto essere sottoposta al vaglio degli stakeholders e sottratta alle logiche della introduzione estemporanea di misure che, anche quando dettate da intenzioni lodevoli, possono rivelarsi controproducenti rispetto alla efficacia della protezione. Il Consiglio Nazionele costituisce senza dubbio un punto di riferimento che opera in posizione privilegiata per contribuire a tale valutazione.

Quanto al diritto penale anche i meno entusiasti commentatori della novella del 2009 riconoscono che attraverso di essa si sia fatto qualche passo avanti nella previsione di strumenti idonei a reprimere il fenomeno della contraffazione. Rimane tuttavia il dato indiscutibile che la Legge 23 luglio 2009 n. 99 abbia introdotto non solo l’inciso del “potendo conoscere l’esistenza del diritto di proprietà industriale” (nel 473, I° comma, nel 517-ter I° comma) ma altresì la previsione “al fine di trarne profitto” condotta quest’ultima connotata dal dolo specifico e non più dal dolo generico della disciplina ante novella.

In relazione all’efficacia dell’attività di enforcement da parte delle diverse autorità preposte alla repressione dei reati di contraffazione, altri due aspetti sono stati oggetto di approfondimento nell’ambito dei lavori del Consiglio. Il primo riguarda la formazione delle Forze dell’Ordine.
L’attività di formazione è parte integrante delle attività di enforcement, come si vede anche dalla rassegna delle best practice collegata a questa macro-priorità. È anzi, come alcuni progetti evidenziano, fattore fondamentale per il potenziamento dell’efficacia delle azioni.

  • È fondamentale che vengano mantenuti e possibilmente incentivati gli investimenti destinati a garantire il costante aggiornamento e scambio di informazioni professionali per le forze in campo, implementando anche nuove metodologie più efficienti ma non meno efficaci, quali l’utilizzo delle piattaforme di e-learning.

Il secondo aspetto è connesso al grande sforzo di misurazione dei risultati dell’azione di enforcement. Il database IPERICO gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico e il sistema SIAC della Guardia di Finanza, misurando i risultati delle operazioni anticontraffazione in termini di sequestri, pezzi sequestrati e valore della merce sequestrata, forniscono un’utile indicazione dell’efficacia dell’azione di enforcement. Tuttavia, ottenere dati sintetici e univoci, che diano la misura dell’azione complessiva di tutte le Autorità preposte all’enforcement, è ancora un processo laborioso e lungo, legato alle pratiche e ai processi propri di ciascun corpo, non ancora del tutto uniformate.

  • È quanto mai opportuno generare un modello uniforme di immissione ed elaborazione dei dati raccolti dalle varie autorità coinvolte in modo da raggiungere risultati sempre più omogenei. Il Consiglio Nazionale raccomanda la creazione di un unico standard con cui le Autorità preposte debbano descrivere le operazioni eseguite.

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