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COMUNICAZIONE - INFORMAZIONE - FORMAZIONE

Il lavoro svolto dal CNAC ha dimostrato che ad oggi la comunicazione nella lotta alla contraffazione è stata inadeguata. Si è trattato al più di “spot” ancorché validi, privi di visione unitaria e strategica al punto che nei diversi interlocutori si ha solo il ricordo di un'unica comunicazione ritenuta di forte impatto comunicativo (“quella di Lippi del 2009”) tuttavia di breve durata e comunque non dimostratasi capace di incidere sui comportamenti dei consumatori.

Senza un adeguato approccio comunicativo i recenti inasprimenti di pene si sono dimostrati inadeguati allo scopo e i consumatori (anche coloro che hanno consapevolezza che comprare merce contraffatta alimenta una catena criminale) se ne disinteressano al momento dell’acquisto. Del pari, trattare il consumatore di articoli contraffatti della moda e del lusso al pari di quello di farmaci o alimentare non pare corretto, posto che nel primo caso abbiamo un consumatore consapevole dell’acquisto di merce contraffatta, nel secondo, per la maggioranza dei casi, inconsapevole e vittima.

Per questi motivi la comunicazione di "non fare” ciò che appare al senso comune un divertimento poco rischioso non è questione di poco conto e qualunque PA che al proprio interno non possiede requisiti volti alla comunicazione moderna e che non tenga conto dei più recenti mezzi di comunicazione finisce per creare un messaggio destinato a pochi addetti ai lavori.

La problematicità di questi aspetti può essere risolta solo uscendo da un approccio sporadico alla comunicazione, che vede talvolta i messaggi anticontraffazione inseriti in iniziative dai contenuti più vasti (antiabusivismo, educazione alla legalità), o da un approccio legato esclusivamente alla contingenza politica.

  • La comunicazione anticontraffazione deve avere una sua connotazione specifica e deve essere elaborata collocando le riflessioni e le conseguenti decisioni nell’ambito di un quadro concettuale in cui le componenti del mix di comunicazione (target, canali, strumenti/mezzi, messaggi) siano strategicamente ed operativamente collegate tra loro.

Rispetto a questa indicazione esiste qualche grado di problematicità comunque emerso in maniera più o meno evidente nelle riflessioni dei membri e componenti CNAC. Per esempio, le più recenti ricerche in materia di consumo di beni contraffatti ci dicono che molti acquirenti hanno una profonda conoscenza del mercato del falso e una piena consapevolezza delle implicazioni della contraffazione. Eppure continuano a comprare falso. Come indurre questi consumatori ad un cambiamento di comportamento? O ancora: non sempre i consumatori sono consapevoli del fatto che ciò che stanno acquistando è contraffatto. Come rendere i consumatori più consapevoli dei loro comportamenti d’acquisto portando alla loro conoscenza le insidie e i pericoli della contraffazione? E infine: quale approccio, quali modalità comunicative usare per comunicare con i giovani su internet? In sostanza, quale stile e contenuti d’interazione deve avere un’istituzione per comunicare online?

A ben vedere non si tratta “solo” di problemi di comunicazione.

Dietro il problema della comunicazione – intesa come pratica pubblicitaria o comunicazione generalista – ci sono anche problemi sostanziali: il ruolo e la finalità della proprietà intellettuale, il rapporto tra questa e la cultura dell’accesso e della condivisione che l’affermarsi di internet ha contribuito a diffondere. Sono problemi questi che la comunicazione svela e che una corretta informazione ed educazione possono collocare nella giusta (intesa come equa e garante delle libertà individuali) prospettiva.

È per questo quindi che nel definire questa macro-priorità il CNAC considera complementari tre componenti (comunicazione, informazione, formazione), parte anche di un continuum che dovrebbe ispirare le iniziative da mettere in campo. La comunicazione infatti può servire sì ad agganciare i giovani, tuttavia bisogna partire dalla consapevolezza che c'è un buco di educazione, soprattutto tra i giovani, che alimenta la convinzione che su internet la proprietà intellettuale non esiste.

  • Comunicazione, informazione e formazione non devono essere antitetiche. La formazione in materia di proprietà intellettuale deve far parte dei programmi di studio e diventare materia curriculare.

Per ciascuna delle best practice classificate in questa macro-priorità il Piano Nazionale evidenzia in quale delle tre componenti - comunicazione, formazione, informazione - è posto l'accento. In quella relativa al piano di Comunicazione in materia di proprietà intellettuale e lotta alla contraffazione elaborato dalla Direzione Generale per la lotta alla contraffazione-UIBM, l’approccio viene integrato e supportato da numerose ricerche e indagini quali-quantitative.

  • Il Consiglio Nazionale, attraverso la Direzione Generale lotta alla contraffazione, mette questo patrimonio di conoscenze ed esperienze a disposizione degli altri membri del Consiglio e di tutti gli stakeholder, potendo implementare una riflessione continua in materia, che può svolgersi nell’ambito di una Commissione Tematica dedicata alla comunicazione, all’informazione e alla formazione.

Una seconda best practice è conseguente alla decisione, adottata nell’ambito dell’Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, di formulare una strategia di sensibilizzazione dei cittadini europei sui temi della contraffazione per il periodo 2012-2015. Il piano per la realizzazione di questa strategia includerà:

  • lo sviluppo di un set di strumenti (toolkit/toolbox) e di linee guida per la comunicazione; 
  • il ricorso a studi e analisi sulla proprietà intellettuale che permettano di formulare messaggi positivi che mettano in luce il valore della stessa come strumento di crescita e di creazione di posti di lavoro.

Per quanto riguarda il primo punto, il gruppo di lavoro specifico dell’Osservatorio europeo fa esplicito riferimento alle c.d. linee guida BASCAP, che hanno il pregio di fornire, nel quadro strategico di analisi e di azione integrate che propongono, quell’unitarietà nella ricchezza di spunti e componenti che il Consiglio Nazionale si auspica in materia di comunicazione anticontraffazione per il nostro Paese. L’Osservatorio prevede peraltro di realizzare, a partire dall’indagine veramente poderosa da cui sono poi scaturite le linee guida, una "Consumer Survey on IP perception in all 27 Member States plus 1 Accession State" (quest’ultimo rappresentato dalla Croazia), in modo da dare solide basi allo sviluppo della strategia di sensibilizzazione.

  • La strategia di sensibilizzazione dei cittadini europei sui temi della contraffazione elaborata dell’Osservatorio europeo sulla violazione dei diritti di proprietà intellettuale deve costituire punto di riferimento per lo sviluppo di quel quadro di analisi e di azione unitario entro cui inquadrare i singoli elementi di riflessione che sono stati sviluppati nell'ambito del CNAC, ai vari livelli (Membri, Commissioni Permanenti, Commissioni Tematiche) ai fini della progettazione delle campagne di comunicazione e informazione/formazione realizzate dai vari stakeholder in autonomia e sotto l’egida del Consiglio Nazionale. 

Consulta le Best Practices in materia di Comunicazione, Informazione, Formazione.